S
an Lorenzo Maiorano
V-VI secolo
San Lorenzo fu nominato vescovo
di Siponto, ma la sua fama si deve alle
tre apparizioni che segnarono la nascita
del Santuario dedicato all’ Arcangelo Michele
costruito in una grotta del Gargano.
Nel 490, un ricco signore faceva
pascolare i suoi armenti sulla montagna del
Gargano. All’improvviso scomparve il più bel
toro che ritrovò inginocchiato sull’apertura di
una spelonca. Preso dall’ira, scoccò una freccia
contro l’animale ribelle, ma in modo inspie-
gabile, anziché colpire il toro, la freccia ferì
ad un piede il ricco signore.
Turbato dall’evento, egli si recò dal
Vescovo S. Lorenzo, che, dopo aver ascoltato
il racconto della straordinaria avventura, ordinò
con la preghiera e la penitenza. Allo scadere
del terzo giorno, al vescovo apparve l’Arcangelo
che gli predisse una vittoria sicura e completa.
Questo messaggio riempì di speranza i cuori
degli assediati. I difensori uscirono dalla città e
diedero inizio ad una furiosa battaglia, accom-
pagnata da folgori, tuoni e saette di straordinaria
intensità. La vittoria dei Sipontini fu strepitosa.
Nella terza apparizione avvenuta
nell’anno 493, S. Lorenzo era ormai deciso ad
eseguire l’ordine di San Michele di consacrargli
tre giorni di preghiere e di penitenza. Allo
scadere del terzo giorno, al Vescovo apparve
l’Arcangelo Michele che così gli parlò: «Io
sono l ‘Arcangelo Michele e sto sempre alla
presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una
mia scelta; io stesso ne sono il vigile custode...
Là dove si spalanca la roccia possono essere
perdonati i peccati degli uomini... Quel che
sarà qui chiesto nella preghiera sarà esaudito.
Va’, perciò, sulla montagna e dedica la grotta
al culto cristiano».
Ma poiché quella montagna misteriosa
e quasi inaccessibile era stata anche luogo di culti
pagani, il Vescovo esitò a lungo prima di deci-
dersi ad obbedire alle parole dell’Arcangelo.
la grotta in segno di riconoscenza, confortato
anche dal parere positivo espresso da papa
Gelasio I, ma di nuovo gli apparve l’Arcangelo
e gli annunzio che Egli stesso già aveva consacrato
la Grotta. Allora il vescovo di Siponto insieme
ad altri sette vescovi pugliesi in processione,
con il popolo ed il clero Sipontino, si avviò
verso il luogo sacro. Durante il cammino, si
verificò un prodigio: alcune aquile, con le
loro ali spiegate, ripararono i vescovi dai raggi
del sole. Giunti alla Grotta, vi trovarono già
eretto un rozzo altare, coperto di un pallio
vermiglio e sormontato da una Croce; inoltre,
come racconta la leggenda, nella roccia trova-
rono l’orma del piede di un bambino – segno
soprannaturale lasciato da S. Michele. Il
Santo Vescovo vi offrì con immensa gioia il
primo Divin Sacrificio. Era il 29 Settembre.
La Grotta stessa, come unico luogo di
culto non consacrato da mano umana, ha rice-
vuto nei secoli il titolo di “Celeste Basilica”.
Nel 492 San Michele apparve per una
seconda volta. La città di Siponto, assediata
dalle truppe nemiche, era ormai vicina alla resa.
I1 S. Lorenzo ottenne dal nemico una tregua di
tre giorni e si rivolse fiducioso a San Michele